Home PageI ProtagonistiLa StoriaCarisma e Spiritualità
Apostolato
Case in Italia
Missioni
Pastorale Vocazionale
Immagini
Rivista Magnificat
Commenti

Rubriche

 

 


 

 

 

Utenti online

 

Missioni
Filippine

FILIPPINE
"Maria Santissima Regina"
(1982)

Venticinque anni fa le Suore Francescane Immacolatine fondavano nel paese asiatico una comunità impegnata sopratutto nell'insegnamento e formazione dei ragazzi

L'emissione da parte delle Poste Italiane del francobollo dedicato a padre Lodovico Acernese, il cappuccino di Pietradefusi che nel 1881 fondò nel suo paese la Congregazione delle Suore Francescane Immacolatine, ha avuto il risalto che l'evento richiedeva. Basti pensare che nella provincia di Avellino soltanto Francesco De Sanctis e San Gerardo sono stati onorati di una emissione filatelica. Cade in quest'anno un'altra ricorrenza importante, forse meno spettacolare dell'emissione filatelica, ma non per questo meno significativa per la Congregazione delle Suore di Pietradefusi.  Venticinque anni fa le Suore Francescane Immacolatine fondavano nelle Filippine una loro casa missionaria.  Lavoro silenzioso quella della Congregazione delle Suore di Pietradefusi che sta dando i suoi frutti nei punti più disparati del mondo.  Anche nelle Filippine le Suore si occupavano soprattutto dell'insegnamento e della formazione dei bambini e dei ragazzi. Il merito di tutto ciò va alle suore dell'Istituto e in particolare alle madri generali Elisabetta Gnerre, Mariagiovanna Santedicola e Pasqualina Di Donato Savino, attualmente nella carica.

"Venticinque anni fa - ci spiega suor Avelina B. Reyes, responsabile della missione nelle Filippine - la missione "Maria Santissima Regina" è stata pensata in occasione del centenario della fondazione della Congregazione.  Riandando al passato... benedicendo.  Effettivamente la celebrazione di questo anniversario è molto importante perché ci dà la giusta forza non solo per guardare il passato e ricordare i buoni ed i cattivi tempi, consapevoli della bontà del Dio che ci diede di provare la gioia e la felicità dei buoni tempi, ma soprattutto per formarci "creature speciali" che, dotate della Sua grazia, sono state capaci di sostenere la prova del tempo, stando contro il vento delle avversità, e camminando alto contro il temporale furioso del dolore per essere capaci di tenersi ancorate fortemente e affabilmente al buon vivere religiosa, vivendo degnamente ogni giorno davanti al Signore la nostra vita religiosa per sempre".

In questa fausta ricorrenza il vostro pensiero va anche a tutti coloro che sono stati vicini alla missione. E suor Avelina ci tiene a sottolineare: "Nel celebrare l'Anniversario del venticinquesimo della fondazione della Missione filippina, inoltre non si possono non ricordare tutte le persone che in un modo o in un altro ci hanno aiutato a crescere in tutti gli aspetti del vivere insieme, i nostri benefattori materiali e spirituali.  Padre Lodovico Acernese ci ha lasciato la povertà come eredità, ma c'è stato l'intervento sicuro di Dio. Molte persone ci aiutato materialmente e spiritualmente così che non ci manca niente nel convento, così noi non dobbiamo trascurare i nostri compiti religiosi per soddisfare le nostre necessità umane.  anche loro sono parte di questa storia e ad essi va anche il nostro ringraziamento".

Da Caloocan a Tagaytay City

Ecco dove operano le Suore! Siamo nel distretto metropolitano della capitale, Manila; ma non bisogna dimenticare che questo grande paese è un arcipelago. Le Suore svolgono la loro opera missionaria principalmente in quattro città Caloocan, Quezon City, Las Pinas  e Tagaytay.  Caloocan divisa in due aree è a nord della Città di Manila: Caloocan meridionale e Caloocan settentrionale, nella provincia di Bulacan.

La città è storicamente importante perché fu il centro delle sttività per il Katipunan, la società segreta che nel 1896 provocò la Rivoluzione filippina contro la Spagna. Quezon City la più grande città dell'area metropolita di Manila. Si estende approssimativamente su 160 chilometri quadrati, comprende quasi un quarto dell'intero territorio metropolitano della capitale.

Nella parte meridionale della città si trovano la maggior parte dei luoghi più interessanti. La parte settentrionale della città è chiamata Novaliches e comprende le aree di Fairview e Lagro.  La maggior parte di queste aree non hanno confini definiti e sono soprattutto zone residenziali.

Quezon è anche la capitale del divertimento della Filippine, molti show della Tivù filippina, musica e film sono prodotti qui. Le reti di Tivù più importanti nella Filippine hanno le loro stazioni principali in Quezon City.

La maggioranza della popolazione è romano-cattolica, e nel 2002 in Quezon City hanno istituite due nuove diocesi cattoliche: Cubao e Novaliches. Anche l'Arcidiocesi molto popolosa di Manila è stata ripartita in cinque diocesi nuove.

La città ha molte istituzioni, di cui le più note sono l'Ateneo dell'Università di Manila e l'Università delle Filippine-Diliman. Ospita anche alcune delle migliori scuole mediche delle Filippine.

Quezon City ha il più grande numero di scuole elementari e secondarie private del territorio metropolitano di Manila. Molte scuole private sono rette da religiosi.

Tagaytay City si trova nella Provincia di Cavite, una delle molte isole in Luzon approssimativamente 56 chilometri sud di Manila. Giace all'interno di 120° 56' latitudine e 14° 16' di longitudine e lascia la Baia di Manila a nord, il vulcano di Taal ed il lago di Taal a sud e la Baia di Laguna ad est.  La città collegata dalla strada pubblica nazionale all'area metropolitana di Manila ed alla Provincia di Batangas.  La popolazione totale di Tagaytay è di 45.287 abitanti.

Da Tagaytay City si gode una buona prospettiva del Vulcano di Taal. La città è in estate popolare meta turistica per il suo clima fresco a causa della sua altitudine elevata.  La città ospita una delle più grandi scuole di teologia nell'Asia del sud-est e anche una delle istituzioni religiose più grandi della città.

Così nacque il progetto

Chiediamo a suor Virginia Santiago, che di recente ha conseguito ad Assisi la licenza in Teologia, come sono stati gli inizi dell'attività missionaria nelle Filippine: "Prima di venire nelle Filippine, le missionarie hanno dovuto fare molte preparazioni. Esse erano come le madri che si preparano a dare il benvenuto al loro primo bambino, La prima cosa, dovevano apprendere la lingua. Era stato consigliato dai Padri conventuali di includere l'inglese nelle loro preparazione. Le Suore presero a cuore di imparare questa lingua. Due di loro andarono in Inghilterra mentre le altre presero delle lezioni private.  Ma arrivate nel luogo di missione compresero che sapevano molto poco o nulla di inglese; e questo le rese significativamente insicure, apprensive e qualche volta indifese. Nel loro entusiasmo vollero immediatamente lavorare, cominciare col contatto con le persone. Andò bene, non fu una cosa impossibile; si esprimevano in qualche modo anche se con molta difficoltà, ma riuscivano a comunicare".

La lingua e l'esempio

La necessità di imparare la lingua divenne più impellente quando le vocazioni cominciarono ad arrivare. Per insegnare a queste giovani donne come essere migliori e capaci di manifestare le loro intenzioni, una buon abilità di comunicazione era d'importanza primaria. Così, le sorelle con pazienza e dedizione si sforzarono di imparare la lingua come loro potevano utilizzando tutte le possibilità disponibili a mettere in pratica quello che avevano imparato con l'aiuto di un insegnante privato o di persone intorno a loro ospitali e generose. Il peggio venne quando queste giovani aspiranti cominciarono a vivere con le sorelle per cominciare la loro formazione. A questo punto ci si può chiedere, con questo problema di comunicazione, come sono state capaci le missionarie a inculcare la spiritualità della Congregazione alle novizie che immediatamente riempirono la casa della nuova comunità di missionarie? Cosa facevano per insegnare la condotta di vita che queste giovani donne avrebbero dovuto abbracciare?

Questi neofiti, ora perpetuamente sorelle dichiarate, ci direbbero che la comunicazione era stata un grande problema per entrambi, cioè per le missionarie che volevano insegnare e per loro, le aspiranti, che volevano imparare. Nonostante ciò, non fu questo un ostacolo nel loro processo di formazione, perché le missionarie avevano usato un altro metodo di portare la loro comunicazione, cioè essere di esempio. Vissero appassionatamente in mezzo a loro il modo di vita francescana e mariano che è il programma intero della santità delle Suore Francescane Immacolatine.

Nel dire questo, noi appena vogliamo indicare un fattore molto importante nello sforzo delle missionarie. La comunicazione, in quanto imperativo vitale e concernente l'opera missionaria, non ha impedito il porgere l'eredità più preziosa della Congregazione alle vocazioni nelle Filippine; perché in luogo dell'efficienza verbale, vivendo l'autentico ideale da parte delle missionarie, queste aspiranti impararono a vivere praticamente la  spiritualità delle Suore Francescane Immacolatine nel contesto socio-culturale delle Filippine.

Così, la decisione della Superiora Generale, Suor Elisabetta Gnerre, di aprire la casa di noviziato nelle Filippine fu molto intelligente, perché nel fare ciò, la Congregazione crebbe e si radicò nella terra della missione, permettendole di maturare nel suolo culturale dove la sua identità correttamente deve crescere, non uno sradicamento culturale né dell'una né dell'altra cultura, ma una loro armonizzazione.

Il clima e l'ambiente

Quali altri problemi dovettero affrontare le suore missionarie nel creare la loro casa missionaria?. "Dopo la lingua, un secondo ostacolo - continua la Suora - le missionarie incontrarono: il clima e l'ambiente nuovo. La temperatura nel paese, come noi tutti sappiamo, va dai 30 ai 37 gradi centigradi o anche di più durante l'estate. La popolazione è densamente distribuita in Manila e nei suoi sobborghi incluso Caloocan dove le missionarie dovevano stare per qualche tempo. Questo problema ambientale e le preoccupazioni sanitarie interessarono le sorelle italiane.

Questo le arrecò sofferenze, molto, specialmente all'inizio quando si ammalarono di febbre e la malattia impediva di lavorare tanto quanto c'era bisogno, tanto quanto loro avrebbero voluto. Così, contrassero malattia come la malaria, febbre forte causata da  moscerini e tubercolosi, malattie che sono molto comuni nel paese. A questo proposito, una delle missionarie scrisse così: "Noi dobbiamo viaggiare molto in tutte le parti della Filippina per aver personalmente contatti per le vocazioni e questo vuole dire che noi dobbiamo affrontare anche gli inconvenienti ed i pericoli di malattie causate dal cibo, dall'acqua e dalla mancanza di igiene".

Infatti, nei primi tre anni due delle missionarie dovettero subire delle operazioni e altre due dovettero ritornare in Italia perché l'impegno fisico era oltre le loro normali forze. Ciononostante, la missione crebbe. L'entusiasmo fra le missionarie era molto più grande di questi problemi. Il corpo poteva soccombere alla fatica e alle malattie ma non lo spirito che in mezzo a tutto questo mai fu distolto dal continuare a piantare dappertutto nel paese la bandiera dell'Istituto.

Un paese di migliaia di isole

Le Filippine è una nazione arcipelago, con evidenti differenze culturali da isola a isola. Questo vi ha creato molti problemi?

"Le difficoltà come ha ricordato - sottolinea suor Virginia - deriva dalla situazione culturale frammentata che era ed ancora radicata addirittura oggi. Le aspiranti naturalmente provenivano da regioni diverse del paese, differenti non solo per la lingua o il loro particolare dialetto ma anche nelle loro posizioni religiose e culturali, nell'esprimersi, ecc. Il paese è formato da 7,100 isole ed isolette; questa disseminazione non ha reso possibile per gli abitanti di avere un modello culturale unitario". E così le missionarie si sono dovute confrontare con molti particolari valori culturali, presenti in ognuna delle aspiranti, a cui dovevano trasmettere l'eredità spirituale della Congregazione. C'erano, comunque, caratteristiche che erano comuni fra loro, e che erano un elemento di unione, tutti insieme nel raggiungere la meta comune.

Le missionarie trovarono un numero di giovani donne coraggiose che realmente capirono che il Dio che le aveva chiamate sarebbe stato lieto se loro avessero messo da parte le loro prospettive personale e avessero imparato la via di Dio. Così si mostrarono pronte ad abbracciare la vita religiosa, a cui erano state chiamate. Di nuovo, il buon esempio delle missionarie aiutò le giovani vocazioni a capire il significato di questo messaggio.

I frutti della missione

Quali sono le prospettive, dopo venticinque anni, per la vostra missione in questo paese asiatico? "Ora che la missione già ben stabile - conclude suor Virginia - noi ci poniamo la domanda: che cosa di buona è venuto fuori da essa? La Congregazione ha ottenuto i frutti che ha desiderato produrre? La missione risponde allo scopo vero dell'impostazione missionaria che venne formulata e voluta perseguire ad ogni costo?  Prima di fare altre considerazioni, noi concentriamo la nostra attenzione sul numero di vocazione che varcano il portone del convento. Effettivamente, dal 1982 al presente, molte giovani donne da tutto il paese sono entrate per vivere i precetti evangelici. Dopo venticinque anni,  nelle Filippine ora ci sono sessantuno sorelle, quarantaquattro di professione perpetua, fra loro venticinque stanno servendo come missionarie in Italia, Brasile, Australia ed Indonesia. Il migliore frutto della missione, tuttavia non è il numero di quelli che entrarono realmente nella Congregazione o i nomi di quelle che sono state incluse nell'elenco dei suoi membri, ma il numero di quelle che perseverarono superando le asprezze dei lunghi e gli anni severi della formazione (ci vogliono 11 o più anni per arrivare alla professione perpetua nella nostra Congregazione), senza contare le sfide del vivere il francescanesimo e l'eredità di Maria continuamente, Padre Lodovico disse in uno dei suoi scritti che le sue figlie hanno avuto la povertà come unica eredità; e con la grazia di Dio, continuano a stimare come l'unico tesoro nella Congregazione. A questo punto, sia consentito citare Suor Josephine Valtiendas che è stata un brillante esempio di questa perseveranza e di abbandono gioioso alla volontà di Dio nello spirito dell'umiltà e povertà, per tutti i membri della Delegazione Filippina. E che ha un'importante parte nella storia di questa missione".

Virgilio Iandiorio

 

F O T O:

Anno 2007: Postulantato: 15 maggio 2007 - Esercizi Spirituali: 20-26 maggio 2007 - Professione Perpetua: 31 maggio 2007

Anno 2008: Visita Canonica della Superiora Generale nelle Filippine - Postulantato: 01 maggio 2008 - Professione Temporanea: 31 maggio 2008 - Professione Perpetua: 06 dicembre 2008

Anno 2011: Professione Perpetua: 31 maggio 2011

 

Scuola Materna ed Elementare "Sister Maria Carmela Brescia"

-

 

VARIE ATTIVITA'

Pastorale Parrocchiale / Giovanile:

Bataan: 1 - 2 - 3 - 4 -5

 

 

 

Torna Indietro

Torna Su