La vita della Beata Teresa Manganiello fu breve, semplice e lineare, ma assai intensa, umanamente ricca e soprattutto degna di Dio. Visse soli 27 anni: dal 1° Gennaio dell’anno 1849 al 4 Novembre dell’anno 1876. Fu undicesima figlia dei genitori Romualdo Manganiello, contadino, e di Maria Rosaria Lepore, casalinga. Venne alla luce nella campagna di Montefusco nei pressi del convento cappuccino di S. Egidio a Montefusco. Ricevette il battesimo il giorno dopo la nascita nella chiesa palatina di S. Giovanni del Vaglio.
Trascorse l’infanzia, l’adolescenza e il restante corso della sua esistenza tra le mura domestiche e nell’ambito della sua contrada “Potenza”. Non frequentò scuole di sorta, trascorse i suoi anni assiduamente intenta alle faccende domestiche e spesso anche al lavoro dei campi. A giudicare dall’esterno Teresa appariva come una fanciulla ordinaria: giudiziosa, generosa, laboriosa, ubbidiente, particolarmente pia. Si divertiva con le coetanee, ma non condivideva la loro leggerezza e volubilità, anzi ne criticava coraggiosamente i discorsi frivoli, i frequenti accenni ai vestiti e agli amori. Ripeteva spesso con accenti seri e convinti che lei si sarebbe scelto un fidanzato da fare invidia a tutte. In effetti, già all’età di dodici anni fece voto di verginità. Era solita ripetere la sua convinzione, frutto sicuro di una rara maturità umana e morale:”Gli uomini promettono molto, ma mantengono poco”.
Crescendo negli anni e divenuta ragazza, "bella di aspetto, sorridente e affabile con tutti, parlava e agiva con soavità e mitezza", come la descrivono testimoni oculari, fu richiesta da non pochi ragazzi per sposa, ma lei costantemente rifiutò le richieste, perché voleva ad ogni costo restare fedele al suo divino fidanzato. Simili sentimenti e stato d’animo rivelano indubbiamente la chiara scelta di Teresa di voler spendere la sua vita per un ideale di servizio a Dio e al prossimo. Una sua sorella minore aveva scelto la vita religiosa; lei stessa espresse il forte desiderio di farsi suora, ma i genitori non vollero privarsi della sua preziosa ed operosa presenza in famiglia.
Sui diciotto anni spuntò per Teresa un’opportunità molto ambita di realizzare il suo vivo sogno di darsi pienamente a Dio e di instaurare uno stile di vita consacrata. Dal vicino convento cappuccino di Montefusco un nuovo e dinamico Superiore, Padre Lodovico Acernese, attuò un progetto di rinnovamento cristiano nel generale contesto antireligioso e corrotto della società di quel tempo. Con la predicazione e con l’esempio impiantò il Terz’Ordine Francescano, del quale fu,oltre che fondatore, anche dinamico Direttore. La giovane Teresa Manganiello fu subito entusiasta del progetto e seguì con trasporto la predicazione del fervoroso Padre Lodovico, che illustrava le finalità e le caratteristiche della nuova istituzione. Teresa restava incantata dello spirito di semplicità, di umiltà, di obbedienza, di spirito di sacrificio, di amore alla povertà che dovevano caratterizzare il Terz’Ordine sulla scia dell’esempio del Poverello di Assisi. Tornando in famiglia dopo la partecipazione attenta alle istruzioni del Direttore, mostrava tutta la sua gioia, e diceva a tutti che aveva finalmente trovato il suo tesoro, il suo mondo. E passò dall’entusiasmo verbale alla concreta adesione al nuovo ideale francescano. Il Direttore ha lasciato scritto che Teresa fu la prima ad iscriversi al Terz’Ordine, e ne ha ricordato anche la data:15 maggio 1870, quando Teresa era ventunenne.
Da quella data la vita della giovane Teresa ebbe due poli di attrazione e d’interesse preminenti: la casa e la chiesa dei Padri Cappuccini. Mentre continuava a svolgere le sue abituali mansioni domestiche, sotto la guida costante del suo padre Direttore percorse alacremente un cammino di spiritualità francescana. Di ognuna delle summenzionate virtù diede esempi ragguardevoli, alcuni dei quali anche veramente straordinari ed eroici. Divenne infatti un raro modello di semplicità e di umiltà. Così, mentre i religiosi e la gente la stimavano e l’ammiravano, lei con grande confusione si proclamava meritevole di disprezzo e si teneva nascosta. Apparve inoltre imbevuta di spirito di povertà; fu sempre contenta di un abito ordinario, rifiutando ogni proposta di abiti nuovi, e mai conobbe l’andazzo della moda. Dopo la professione dei tre Voti religiosi, emessi al termine dell’anno di noviziato, il 15 maggio 1871, indossò sempre l’abito di Terziaria con licenza del Papa Pio IX all’occasione di un viaggio fatto a Roma su proposta del suo Direttore. Si distinse poi in modo assai ammirato per il candore verginale di tutta la persona, sì da apparire ed essere reputata un “angelo”. Puro e diafano appariva il suo volto, puro il linguaggio, puro in ogni occasione il suo atteggiamento, purissimo lo sguardo. Il suo confessore assicura che mai una immaginazione impudica attraversò la sua mente. E d’altronde poneva ogni impegno nell’evitare che qualche sconcezza del mondo, anche ai suoi tempi molto corrotto, passasse dai suoi occhi all’anima. Era solita pregare la Vergine Immacolata con la seguente giaculatoria, che è tutto un programma:”Madre mia bella, fa che non entri in me quello che Gesù non vuole”. Assolutamente straordinaria fu poi la sua docilità ed obbedienza ai genitori e particolarmente al Direttore Padre Lodovico. Scattava ad un loro cenno; bastava che fosse certa di un loro desiderio, e lei si prodigava per soddisfarlo. Non si tirò mai indietro, tanto che ne restava sorpreso ed ammirato lo stesso Padre Lodovico, il quale più di una volta la mise alla prova. Evidentemente Teresa era riuscita a modulare la sua volontà, a sottomettere i suoi stessi istinti naturali, soprattutto l’innato orgoglio. Ciò non deve sorprendere dal momento che il suo modello era Gesù Cristo, che –come ci dice la Scrittura- si è umiliato fino alla morte e alla morte in Croce.
Gli accennati comportamenti virtuosi non possono essere il risultato di uno sforzo soltanto umano e naturale; le scienze psicologiche non bastano per spiegarli. Bisogna ricorrere a quella energia soprannaturale, che siamo abituati a chiamare Grazia divina, comunicata nel Battesimo e nutrita dai sacramenti, specialmente dall’Eucaristia. Teresa Manganiello ne fu abbondantemente perfusa. Soprattutto nell’ultimo periodo della sua vita, come Terziaria, la Fede, la Speranza, la Carità, la frequenza ai sacramenti furono l’alimento che sostennero e impinguarono la sua anima. Sotto il sole e sotto la pioggia, al soffiar del vento e con la neve Teresa non mancava mai di percorrere ogni mattina il tratto scosceso che dalla sua casa colonica portava alla chiesa dei Cappuccini. E bisognava vederla come pregava, sempre in ginocchio, e soprattutto con quanto raccoglimento e concentrazione riceveva la Comunione. E dire che spesso raggiungeva la chiesa dopo aver faticato ore per preparare l’impasto di pane abbondante per la numerosa famiglia.
Occorre ora accennare almeno a due altri aspetti salienti della personalità di questa giovane, che non per nulla la Chiesa ha deciso di annoverare tra i Beati. Impressiona anzitutto- fin quasi allo sgomento!- lo spirito penitenziale di Teresa. Dico: penitenza fisica-corporale, oltre che morale. Era solita dormire su secchi sarmenti, i “cardi”; spesso si dava colpi di disciplina fino al sangue. Lei diceva che Gesù glieli chiedeva per riparare i peccati del mondo. Digiunava abitualmente, e il parco cibo che prendeva lo mischiava talvolta abilmente con erbe amare. Portava addosso diversi strumenti di penitenza che si era costruiti da sola: una sorta di gilet cosparso di puntine acuminate di ferro, conservate e visibili. A molti di noi oggi un comportamento del genere può apparire incomprensibile. Ma per Teresa significava voler assomigliare a Gesù Cristo Crocifisso e dimostrarGli tutto il suo amore.
Teresa, in effetti, non soltanto soffriva per amore a Dio, ma era altresì tutta piena di amore per il prossimo. Dove per prossimo s’intendono anzitutto la larga parentela: i genitori, i fratelli, i nipotini. Per tutti si prodigava in favori, in quotidiani servizi con inalterata serenità. Sopportava anche offese e rimproveri ingiusti occasionali, e per tutti aveva parole gentili. La sua carità oltrepassava però abbondantemente il recinto di famiglia, e si esplicava sorprendentemente al di fuori. Prediligeva i tanti poveri, che bussavano alla porta di casa. Spesso erano straccioni, che chiedevano pane, o indumenti per coprire le carni nude e sporche. Era solita prendersi cura di garzoni dal capo coperto d’insetti. Diffusi erano a quel tempo disturbi della pelle, degli occhi, della bocca. Teresa si era costruita una sorta di farmacia rudimentale a base di erbe da lei stessa coltivate, che utilizzava per lenire la sofferenza di tanti.
Gli ultimi due anni circa di vita fu lei stessa malata. Mentre era in chiesa a S. Egidio un giorno ebbe uno sbocco di sangue; altri ne seguirono a breve distanza. Fu facile diagnosticare che era affetta dalla tubercolosi allora abbastanza diffusa. Gli ultimi mesi fu costretta a mettersi a letto, durante i quali rifulsero più che mai le sue eccellenti qualità umane e spirituali. Mai un lamento, ma sempre serena e gioiosa. Preghiera e contemplazione erano il suo passatempo. A quanti- e furono molti- la visitavano distribuiva sorrisi e parole di dolcezza. Medici specialisti, che la tenevano in cura, la trattavano con rispetto e con venerazione. Non soltanto non espresse mai preoccupazione per la sua salute, ma avvertita dal suo Padre Direttore e Confessore che si andava avvicinando la fine, reagì con un impeto di allegria: “Padre, che bella notizia mi date”. Evidentemente sentiva forte il desiderio dell’abbraccio con lo Sposo Divino. Spirò placidamente alle prime ore di venerdì 4 Novembre 1876.
Corse subito per le contrade di Montefusco e per i paesi vicini la notizia , e sulle labbra della gente risuonò il giudizio comune: “E’ morta la monachella santa”. Plebiscitaria fu la partecipazione alle esequie, durante le quali un padre cappuccino mise in luce i tratti caratteristici della giovane terziaria defunta, il cui ricordo ed ammirazione restarono vivi nei decenni a seguire.
Cinque anni dopo la morte, nella festa dell’Immacolata, Padre Lodovico fondava la Congregazione delle Suore Francescane Immacolatine, da lui progettata mentre Teresa era viva, e la poneva idealmente come sua pietra fondamentale e guida spirituale.
In seguito, lo spirito di Teresa Manganiello e la sua figura di ragazza cristiana e di religiosa consacrata, hanno attraversato le pastoie del tempo fino ad emergere in tutta la loro eccellenza e singolarità attraverso approfondite ricerche storiche e documentali e ripetuti e qualificati esami teologici. Finché l’autorevole giudizio conclusivo del Supremo Pastore della Chiesa, Benedetto XVI, ci ha garantito che l’umile contadina di Montefusco è stata un autentico gioiello di grazia, di cui la Chiesa di Dio può menare vanto di fronte ad un mondo spesso millantatore di pseudo sapienza e di vana ricchezza. Per questo possiamo oggi godere nel Signore ed esaltare insieme il suo Nome. Amen.
Mons. Avv. Luigi Porsi, Postulatore